Incontriamo oggi Maria Claudia Cammisecra autrice del libro “Per la pioggia che cade.

Claudia è una scrittrice e persona deliziosa dalla voce e modi suadenti e garbati che anche nel suo esile fisico trasmette dolcezza.IMG-20151226-WA0009
Ben trovata Claudia, diciamo subito ai nostri lettori che il tuo libro ha vinto il premio “Alabarda d’oro” – Città di Trieste nel 2009 nella sezione inediti ed è anche stato tra i finalisti per il Lazio del premio RAI ERI La Giara – edizione 2012, adesso eccoti a parlarci del tuo libro “Per la pioggia che cade” in cui affronti il tema della diversità di culture e di caratteri, attraverso il racconto di “un viaggio” che è anche un incontro tra padre e figlio e tra occidente ed oriente.

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Claudia dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo libro cosa ci racconteresti?

Il tema del libro, mi sentirei di dire che è l’accettazione, accettazione della diversità, intesa un po’ in tutte le sue declinazioni: diversità culturale, ma anche caratteriale, diversità nel sistema di valori, nel modo personale in cui ciascuno di noi affronta la vita, le relazioni, se stesso. Accanto alla diversità e alla sua percezione c’è la tolleranza, l’accettazione di ciò che non comprendiamo o non condividiamo. Il protagonista della storia, Leo, costretto dall’arrivo di una lettera a partire per l’India alla ricerca del padre, si troverà suo malgrado catapultato in un mondo molto diverso dal suo, un mondo che non potrà cambiare, ma con il quale pian piano dovrà imparare a convivere; dalla convivenza forzata, nascerà però la conoscenza, e con questa l’accettazione come accoglienza senza giudizio di ciò che è diverso da noi, indipendentemente dalla condivisione o meno del sistema di valori o di vita. La stessa dinamica si ritrova nella relazione tra il protagonista e il padre, famoso giornalista che ha anteposto viaggi e carriera alla famiglia: Leo dovrà fare i conti con un uomo che non ha facoltà di cambiare, ma la convivenza forzata gli darà modo di scoprire i lati segreti della vita del padre, di rileggere, quindi, il proprio passato alla luce di nuove informazioni per arrivare ad una comprensione migliore delle motivazioni altrui. L’accettazione di cui parlo nel libro, non si limita però solo all’accettazione della diversità, ma include anche l’accettazione della separazione; ed è proprio l’India, con la sua passività verso la vita (o almeno questa è la percezione del protagonista), a trasmettere a Leo questo sentimento, sentimento che può essere scambiato per rassegnazione e che, in realtà, nasconde una comprensione profonda, animalesca quasi, delle regole ineluttabili del mondo; questa accettazione sarà per Leo la base per l’elaborazione dei suoi lutti. La resa alla vita, per come viene, nei suoi imprevisti, si tradurrà per Leo nell’amore di una donna indiana che accompagna il padre in un viaggio apparentemente senza senso.

Per questo libro quale è stata l’ispirazione e da quali elementi sei partita?

L’ispirazione non è stata unica: è un racconto che nasce da varie esperienze, ed è un po’ una sintesi di un periodo della mia vita, anche se in realtà nel libro, a parte il viaggio in India, non c’è nulla di autobiografico. Il rapporto padre-figlio che mi interessava approfondire è nato una sera, ad una lettura di Ozpetek che recitava alcune poesie di Nazim Hikmet e che, con l’occasione, ha raccontato un po’ della vita avventurosa del poeta turco; mi aveva colpito come, da una parte, le poesie di Hikmet siano una dichiarazione d’amore verso moglie e figlio, e dall’altra come Hikmet avesse però accettato l’esilio e preferito la militanza politica lasciando in Turchia la sua famiglia e vivendo una vita raminga piena di altri amori in giro per il mondo. C’era cioè una sovrapposizione, per me incoerente, tra il contenuto delle poesie, la figura del rivoluzionario e poi le scelte “di vita” dell’uomo reale. Mi interessava “rileggere” una storia di questo tipo con gli occhi del figlio, ispirandomi, però, per il personaggio del padre, alla figura di Tiziano Terzani, che ho sentito più vicino a me per le esperienze di viaggio in Asia. Ho voluto mettere a confronto, nel mio racconto, le diverse posizioni esistenziali generazionali dei due personaggi principali: da una parte il giornalista impegnato, figlio (nel bene e nel male) delle ideologie degli anni settanta, dall’altra il giovane disimpegnato, distratto o disilluso e fondamentalmente impermeabile agli ideali di cambiamento del mondo; ma nel loro viaggio, padre e figlio avranno modo di riflettere sugli esiti di questi atteggiamenti: sulle conseguenze spesso funeste dell’ideologia, quando diventa estremismo nella convinzione che il fine giustifichi qualunque mezzo, e sulla pericolosità dell’indifferenza e del disimpegno più totali che finiscono per spegnere la coscienza e la partecipazione sociale. Da parte sua, Leo, attraverso i racconti delle esperienze di guerra del padre e delle vicende che hanno insanguinato l’Asia negli anni ’70 e ’80 (la Cambogia di Pol Pot, gli scontri etnici e religiosi in India) si scoprirà meno schermato e protetto dalla sua indifferenza; e mentre si diffonde la notizia dell’attacco alle torri gemelle in America, a Leo spetterà il compito di trasmettere il messaggio esistenziale dal padre sul senso della vita, e il suo invito alla tolleranza.

Leggendo il tuo libro cosa vorresti che trasmettesse al lettore?

Be’ credo mi interessi sollevare delle domande, dei temi su cui poi ciascuno si possa interrogare; mi piacerebbe far venire la voglia di approfondire un po’ quello che non si conosce. Credo nel concetto greco di arte come catarsi: Aristotele utilizza questo termine parlando della tragedia per spiegare l’effetto di purificazione dell’animo che lo spettatore sperimenta assistendo alla rappresentazione. È un concetto ripreso anche dalla psicoterapia attuale che utilizza l’identificazione nella drammatizzazione e l’utilizzo delle emozioni per “purificarsi” o liberarsi in un certo senso dei nodi emotivi irrisolti; in sostanza la catarsi diventa un processo che, attraverso le emozioni, porta alla elaborazione di eventi del passato costruendo un senso nuovo. Ecco, mi piacerebbe che alla fine del racconto, il lettore sentisse di aver compiuto un percorso psicologico “pacificante” come quello che compie il protagonista.

Hai altri progetti in corso?

A dire il vero sì, ma sono nella fase di acquisizione ed elaborazione informazioni. Mi ci vorrà ancora un po’ di sedimentazione prima di potermi sentire pronta a “buttare giù” la storia.

Un sogno nel cassetto?

Veramente non tengo sogni nel cassetto: se desidero qualcosa cerco di ottenerlo e, se ho dei sogni, di realizzarli. Non è detto che si riesca a realizzare tutto quello che si desidera, ma credo ci si debba provare sempre; poi a volte la vita va come vuole lei e tocca essere pronti ad accettare anche questo.

Se i lettori volessero sapere di più di te come scrittrice dove possono trovare Maria Claudia Cammisecra?

Mi possono contattate attraverso la mia pagina facebook: https://www.facebook.com/claudia.cammisecra

(articolo di Ester Campese)

(articolo di Ester Campese)

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Rammentiamo che il libro “Per la pioggia che cade” è reperibile sul sito Amazon sia in formato eBook che cartaceo all’indirizzo: https://www.amazon.it/dp/B006328KCY

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