Pietro Del Vaglio, il top degli interior designer. L’intervista

Pietro Del Vaglio, il top degli interior designer. L’intervista

Siamo qui con uno degli interior designer più eleganti e richiesti degli ultimi anni, Pietro Del Vaglio, il suo stile e il suo lavoro ha raggiunto dei risultati notevoli, tanto che la sua fama ha sdoganato i confini nazionali.

 

Pietro, come trovi ispirazione per i tuoi lavori?

Primaria è la richiesta del committente. Le sue esigenze sia funzionali che estetiche diventano lo starter per iniziare a costruire un concept. A questo punto il mix di regole progettuali unite al mio bagaglio culturale e di esperienze genera una nuova creazione. Le fonti dalle quali traggo ispirazione sono molteplici, una mostra d’arte, un’opera teatrale, il cinema , la natura, e non ultimo i viaggi importantissimi per nutrirmi di nuove culture ricche di differenti linguaggi, sia formali che cromatici.

Come scegli i colori e le linee?

Una regola dalla quale non posso prescindere è il contesto nel quale è inserito il progetto al quale lavoro . È evidente che tra una casa al mare , in campagna, montagna o città l’esterno influenza fortemente la scelta cromatica , la luce esterna è pregna di vibrazioni cromatiche che cambiano a seconda dei contesti sopra elencati. Le linee devono creare un dialogo con l’esterno ecco che la città mi suggerisce linee rette, mare campagna linee più sinuose, quasi a voler proseguire ciò che dall’esterno si proietta nell’interno.

Come è nata la tua passione per la progettazione e l’arredo?

Francamente non penso che una passione nasca, la conteniamo già, esiste invece un momento in cui ne diventi consapevole. Io da bambino avevo massomo 10 anni e iniziavo a progettare il presepe già a fine ottobre, lo costruivo con strutture in legno sulle quali modellare la cartapesta per creare il paesaggio e costruivo a mano in cartone le singole casette, un dettaglio che da adulto oggi mi sorprende è quello dell’uso del cartone ondulato per fare i tetti , simulando così le tegole e cartone liscio per le facciate. Tutto era naturale per me, già scritto nel mio dna.

Preferisci lavorare in Italia o all’estero?

Ho bisogno di entrambe le realtà, si rafforzano a vicenda. È una maniera per restituire al mio committente italiano una realtà progettuale di respiro più ampio e viceversa contenere nel mio cliente estero talvolta delle enfatizzazioni che l’enorme patrimonio culturale ed artistico di noi italiani ci impone naturalmente di fare. Tengo anche a precisare che lavorare su territorio italiano impone una versatilità ed elasticità non da poco , operare in Campania , non è la stessa cosa di operare in Toscana , Umbria , Puglia , o Lombardia .Attualmente sto lavorando a due residenze all’Estero entrambe molto impegnative per superficie e complessità costruttive , ed in Italia a diverse progetti sia residenziali che commerciali.

 

 

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