Apre a Mestre il primo museo senza opere



di Riccardo Bramante.-

Si aprirà il 1° dicembre prossimo a Mestre il “M9”, dove M sta per Mestre e 9 per Novecento, primo museo in Italia e forse in Europa senza dipinti, statue o altri oggetti ma esclusivamente tecnologico, multimediale ed interattivo con immagini solamente digitali che dovranno raccontare gli eventi delle arti, dell’economia e della vita quotidiana dell’Italia nel XX secolo, il Novecento, appunto.

E’ questo un museo che, anche tra contestazioni ed ostacoli, la Fondazione di Venezia, attraverso la sua società collegata Polymnia, ha voluto offrire al Paese per consentire agli italiani di riscoprire da dove vengono e per capire come da un passato così ricco si possa costruire un grande futuro. Tutte le immagini ed i video, acquisiti da oltre settanta istituzioni italiane, sono state elaborate in modo da rendere il visitatore protagonista del percorso immergendolo nei cambiamenti della cultura, degli stili di vita, della scienza e del lavoro che hanno caratterizzato il Ventesimo secolo. Il museo, infatti, si articolerà in otto grandi sezioni tematiche: demografia, strutture sociali e stili di vita; costumi e consumi degli italiani; scienza, tecnologia ed innovazione; economia, lavoro, produzione e benessere; paesaggi ed insediamenti urbani; lo Stato, le istituzioni, la politica; educazione, formazione ed informazione; che cosa ci fa sentire italiani.

Ciascuna di queste sezioni sarà vivibile dai visitatori in modalità diverse a seconda delle tipologie tecnologiche scelte: in modalità “touch”, ovvero “immersiva” oppure “interattiva”. La prima è quella tradizionale, con schermi e display su cui si potrà selezionare a piacere ciò che si vuole approfondire toccando lo schermo; con la modalità “immersiva”, invece, il visitatore indossando uno speciale visore entrerà in un ambiente tridimensionale in cui potrà muoversi ed agire; infine con il terzo livello della “interattività” il visitatore potrà non solo vedere ma anche toccare e modificare le immagini, interagendo, appunto, con esse.

Inoltre, il visitatore potrà anche scegliere il livello di complessità delle tecnologie: da un primo livello semplicemente informativo, con dettagli numerici, immagini e testi di una delle otto sezioni, si passa ad un livello narrativo, in cui c’è la possibilità di scaricare contenuti e situazioni sul proprio tablet o smartphone per giungere, infine al terzo livello “emozionale” in cui si entra nel mondo virtuale prescelto fruendo dei contenuti stessi in modo immersivo e partecipativo. Estremamente innovativo e tecnologicamente avanzato è anche l’edificio che ospita la mostra progettato dalle archistar tedesche Sauerbuch e Hutton, struttura energeticamente autonoma che ospiterà al suo interno anche un vasto auditorium con 200 posti, ciascuno attrezzato con visori per entrare nella “realtà aumentata”. Infine, il tutto sarà completato da un centro commerciale, ospitato in un vicino convento opportunamente restaurato, la cui particolarità sarà quella di raccogliere negozi che utilizzeranno anch’essi tecnologie innovative come specchi magici e camerini virtuali.

Articolo di Riccardo Bramante



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