L’ INTERVISTA A DAVIDE de MARINIS e la sua idea di Felicità di Adriana Soares per Aob Magazine





Davide de Marinis e la sua idea di Felicità

 

Gli artisti sono dei funamboli che cercano di capire il presente, inseguendo echi di nostalgia dal passato, per accogliere l’idea di un futuro felice. Ma la felicità per alcuni, per pochi, molto pochi è qualcosa che hanno dentro. È una luce che accendi o spegni quando è il momento. È una risorsa, una forza che pochi possiedono e Davide ce l’ha.

Oggi è pronto ad un ritorno ancor più sorprendente, dopo un periodo di ricerca e di ponderazione. Vigile osservatore dell’oggi, che si tuffa e si spinge sempre più in profondità, alla ricerca dei valori più vividi e veri, con una sua personalissima chiave di lettura: quella dell’ ironia e dell’allegria.

 

Davide De Marinis ha scalato le classifiche nel 1999 con il suo tormentone, “Troppo bella”, per poi partecipare nella sezione nuove proposte del Festival di Sanremo, nel 2000, con il brano “Chiedimi quello che vuoi”, classificandosi quinto. Nel 2001, con l’uscita del suo secondo album, “Passo dopo passo”, ha partecipato al Festivalbar. Nel 2008 il cantautore milanese è tornato al Festival di Sanremo ma nelle vesti di autore. Davide De Marinis ha scritto infatti la canzone “Un falco chiuso in gabbia” portata sul palco dell’Ariston da Toto Cutugno. Negli anni, Davide De Marinis ha proposto diversi singoli quali: “Cosa cambia”, “Morandi Morandi”, “Pacifica invasione”, “Buo buo buon Natale”, “Qualcosa di più”, “Stringimi più forte” e “Piccanti parole”. Il cantautore milanese tornerà a intrattenere il pubblico televisivo con le sue canzoni più celebri a “Ora o mai più” da Amadeus su Rai 1. Ad ottobre è fra i protagonisti della trasmissione di Rai 2 Eroi di strada, mentre per il ritorno di Mara Venier alla conduzione di Domenica In, De Marinis firma “Amori della zia”, canzone trasmessa proprio durante la prima puntata dello show domenicale e divenuta la sigla del programma. Ancora top secret invece il progetto musicale che, in queste settimane, lo vede collaborare con Wanda Nara.

Come ti sei avvicinato alla musica?

Mi sono avvicinato alla musica essenzialmente per due motivi. Il primo: da bambino andavo ogni estate a casa dei miei nonni materni a Pozzuoli, nonna Anna, cantava e suonava in maniera sublime e passavamo spesso i pomeriggi prima di andare al mare a sentirla cantare. Credo che questa cosa mi abbia colpito parecchio. Secondo: intorno ai 5, 6 anni ho iniziato a frequentare la casa di Fausto Leali, perché il mio papà era il cugino di secondo grado della prima moglie. Questi fatti hanno influenzato la mia crescita. Mi hanno regalato la mia prima chitarrina, che portavo ovunque con me, anche a letto, invece del bambolotto, avevo la chitarra. Trascorrevo le giornate a fare le imitazioni di Celentano sul terrazzo, da dove cantavo per la mia vicina.Successivamente, mi sono ritrovato con Fausto dopo alcuni anni, da che le nostre strade si erano divise. È stato molto bello averlo ritrovato al programma: “Ora o mai più”.

L’importanza della musica nella tua vita.

Intorno ai 6, 7 anni ho iniziato a prendere lezioni di chitarra da un maestro. Quindi, ho frequentato una scuola civica di musica a Milano…verso i 13, 14 anni ho scritto la mia prima canzone, intitolata: “Un ragazzo allo specchio”. Mi mettevo in camera da letto dei miei genitori, mentre loro guardavano Dallas, ad un certo punto, presi la chitarra, e scrissi per la prima volta una canzone. Sono nato a Quarto Oggiaro, un quartiere periferico di Milano, da una famiglia normalissima ed ero cosciente del fatto che non vi sarebbe stato nessuno che sarebbe venuto a bussare alla mia porta offrendomi una canzone. Per questa ragione ho pensato che avrei dovuto farla io… scrivermela da solo. Un pensiero abbastanza maturo considerando che ero un ragazzino. E questa spinta mi ha fatto conoscere un mondo a me sconosciuto. Le prime volte che scrivevo le mie canzoni mi emozionavo sino alle lacrime e questo è andato avanti per molto tempo in avvenire. Lacrime di gioia, perché fuoriuscivano quell’insieme di sentimenti che non riuscivo a capire. E da lì, non mi sono mai fermato e questo ricordo me lo porto sempre con me.

Che ruolo ha la felicità nella creazione dei tuoi brani… motore propulsore o aspirazione al suo raggiungimento.

La felicità non la lego all’esterno, credo che la felicità debba nascere da noi. Sarei io il portatore di felicità.  Certo, vivendo in questo universo, e essendo un essere umano, vengo contagiato dal sistema. Credo che il primo passo debba essere il mio. E mi rapporto meglio con la vita. Avendo vissuto alti e bassi nella musica italiana, se non mi sono depresso nei momenti di oscurità dei riflettori, è perché non mi sono mai fermato col lavoro, con lo studio e con l’impegno costante e continuando a credere. Ho iniziato a credere nel fatto che la mia vita non dipenda dagli altri.  Dipende da come mi pongo nei confronti dell’esterno. Devo condizionare io l’esterno, e non viceversa.

Esperienza in radio “Dai retta a quei due” con Roberto Ferrari.

Bella esperienza. Roberto mi ha aiutato, essendo uno speaker storico di Radio Dj. Mi ha aiutato a livello dialettico dietro al microfono rispettando i miei tempi, la mia maniera e le mie fragilità.

Ruolo dei sentimenti nella tua vita.

È fondamentale. Sono una persona un po’ romantica e anche un po’ istintiva. Ritornando alla felicità non è una cosa che viene a te… se vuoi essere felice, devi iniziare a sorridere. Anche la solitudine è fondamentale per me se voglio scrivere canzoni, se devo fare le prove, provare dei brani che devo cantare… è bella, in fondo, consente di conoscerti meglio, scavi dentro di te… mi piace anche annoiarmi, dalla noia, trovo la reazione per scrivere. Ho fatto diversi lavori da ragazzo, una volta era capitato di svuotare un magazzino enorme e trasferire il suo contenuto in un luogo più piccolo.Un lavoro durissimo e stancante che ti annientava a livello fisico, mentale, era costrittivo perché non riuscivi a pensare ad altro che al soffitto. Mentre la noia ti porta a vagare con la mente, a mettere insieme delle idee per comporre.

Le tue canzoni nascono da impeto , istinto, attimo o sono frutto di una ponderazione.

Sono molto istintivo, e le emozioni che vivo, le devo successivamente raccontare. Capita di condividere delle storie, sensazioni o eventi con altre persone e successivamente dopo che le ho assorbite, mi ritrovo a raccontarle, inserendo alcuni concetti o l’intera storia in una canzone. Come nella canzone: “Gino”, che era la storia vera di un mio caro amico, che soffriva per l’amore non corrisposto verso una ragazza che lo trattava male, ci giocava… ed io gli dicevo di “Lasciarla andare”, come il suo ritornello.

Quindi l’empatia è una caratteristica fondamentale per un artista? È la chiave?

Appena incontro una persona, 9 su 10, riesco a percepire istintivamente chi ho davanti. Mi viene naturale. Mi piace conoscere l’altro, non prevalergli. Solitamente riesco a costruire un buon rapporto con chi incrocio, forse un’amicizia. Credo molto nella legge di attrazione, io sono attratto dalle persone simili a me.

Il senso del brano: “Apro e chiudo”

“Apro e chiudo” è la storia di un tradimento… è un’esperienza che ho vissuto sia da traditore che da tradito. Da essere umano ci si può sbagliare ed il messaggio è quello che non si deve tradire.  Non fare all’altro quello che non vorresti fosse fatto a te. Avendo vissuto quest’esperienza,  il giorno dopo ho scritto questa canzone.  Forse l’esperienza può dare adito alla creazione di una bella canzone. Ma non è sempre così. Si può scrivere qualcosa anche se non l’hai vissuta. Certo le esperienze forti ti ispirano di più, ovvio… come la nascita di un figlio. Perché parla il tuo cuore. Non tutti sono in grado di scrivere una grande canzone come Battisti o Mogol, raccontando il furgone dei gelati o sul fare la spesa.

Negli anni non ti sei mai fermato, a più di 20 anni da Sanremo ora sei maggiorenne cosa è cambiato nella struttura della tua musica? O sei diversamente te stesso

Sono d’accordo con Eraclito. L’acqua che scorre può prendere vari sentieri ma la sostanza resta la stessa. Come il tempo, l’idea del tempo non esiste. La creatività resterà sempre fresca se muta ma l’essenza resterà la stessa.

Le canzoni sono legate al tempo in cui vengono al mondo o sono atemporali?

Mi piacerebbe pensare che siano atemporali.  E che fra cento anni qualcuno possa canticchiare “Sei troppo bella”. Abbiamo avuto sempre la spinta a lasciare qualcosa di noi, già dalle caverne, l’uomo preistorico tramite le sue pitture rupestri lasciava un segno e noi ci proviamo con la scrittura, la musica, l’arte di lasciare qualcosa di noi.

Esperienze con dei monumenti come Toto Cutugno o Gianni Morandi, ti hanno segnato e lasciato qualcosa?

Sono stato onorato, sono artisti che hanno fatto la storia italiana e non solo, perché lavorano parecchio all’estero. Forse perché hanno trovato un modo di comunicare ed essere amati. Che hanno dato tanto. Ho scritto con Toto, è stato un’esperienza incredibile

La musica è liquida… cosa intendi…

Ormai è finita l’epoca dei dischi, prima era solida con i cd, con le cassette, i dischi… ora nessuno li compra più. Ora 9 su 10 è gratis, forse si potrebbe guadagnare qualcosa sulle visualizzazioni di you tube. Ormai ogni cosa è virtuale.

Il successo ti rende reale mentre gli altri diverranno irreali (John Lennon).

Mi ha colpito molto quando l’ascoltai… intorno al 2000 avevo avuto un momento di grande popolarità, mi accorgevo che certe persone da non amici a quel punto diventavano amici. Mi cercavano. Un aspetto umano da capire, lo noto… la cosa importante non è l’atteggiamento delle persone nei tuoi confronti ma come ti rapporti e rispondi alle loro azioni. Credo che sia positivo essere accolti. La cosa da considerare è la tua risposta al successo, in quel momento fuoriesce il vero carattere che hai, nel bene e nel male. Il successo non cambia le persone fa fuoriuscire la verità delle persone.

“Amori della zia”: La sigla di Domenica In, scelta da Mara Venier… l’importanza dell’occasione. Credi al caso?

Un po’ e un po’… mi viene in mente Tom Hanks in Cast Away… e mi viene in mente questa scena del film ed è la mia idea del caso: il protagonista ormai si era rassegnato a vivere nella sua isola, ad un certo punto le correnti gli portano questo enorme pezzo di plastica  che lui raccoglie e subito intuisce che sarebbe stato la sua vela, riesce così a costruire la sua cosiddetta imbarcazione per superare le correnti della barriera corallina per guadagnare il  largo. Quello era il pezzo mancante per superare e raggiungere la salvezza. Quindi questo è il caso, è osservare quello che arriva e utilizzarlo in maniera costruttiva per te. Ho parlato col mio manager, la persona che mi ha portato in Rai, che è Pasquale Mammaro, mi ha chiesto di scrivere una canzone da proporre a Mara Venier per Domenica In…  così dopo un tentativo non andato a buon fine, finalmente dopo degli appunti di Mara sulla canzone, che sarebbe dovuta essere allegra alla Renzo Arbore, e poi non si sapeva se avrebbero fatto la sigla. Sentendo il suo messaggio vocale, ho capito, mi è scattato qualcosa, che mi scatta sempre quando ti devo conquistare. Attraverso le sue indicazioni, sono andato ad ascoltare delle cose di Renzo Arbore. Ed ho provato.  Nel caldo pomeriggio del  5 giugno ed in mezz’ora ho scritto questa canzone, perché è nata, quasi da una folgorazione. Ed è stata mandata e presa. Dico in pochi istanti tutto ciò che devo dire con una musicalità e leggerezza adatta al programma. Quindi è nata “Belli della zia” che poi Mara con la sua amorevolezza ed il suo carattere unico ha cambiato in “Amori della zia”.

Talento e lavoro, preparazione, impegno…

Il talento ci vuole, è evidente. Ci vuole inoltre la costanza e un pizzico di fortuna. Comunque sono tutte collegate. Se uno ha un talento particolare, originale, in qualche maniera esce fuori. Il successo non vuol dire andare in televisione o avere un successo planetario, il successo è essere semplicemente appagato con la propria vita. Il talento dovrebbe aiutare al raggiungimento del nostro obiettivo.

Nietzsche diceva: Ilserpente che non può cambiare pelle, perisce. Così pure gli spiriti ai quali si impedisce di mutare le loro idee: cessano di essere spirito. L’importanza del rinnovamento…

Risorsa. È importante essere se stessi, tutto il nostro corpo cambia, fa parte della vita. Ogni giorno si rigenera. Rimanere fermi in modo rigido non è costruttivo. Se l’acqua la fai scorrere resta sempre fresca e buona. Ma se la lasci ferma in un bicchiere diventa stagnante. La tieni ferma per il tempo che ti serve per berla poi la devi far scorrere. L’altro giorno mi è capitato di lavorarci con un coach che mi ha fatto vedere una canzone e mi ha chiesto di cambiare il modo di interpretarla. L’ho ringraziato molto perché mi ha fatto vedere un altro punto di vista e sono andato via dalle prove arricchito. Bisogna essere umili e pronti ad imparare qualcosa di nuovo e di rinnovarci e capire il punto di vista dell’altro per crescere. Essere ben predisposti al mutamento, all’adattamento. Pensa a Gianni Morandi che è andato a fare un duetto con Fabio Rovazzi è geniale, come Pavarotti e Zucchero, è un modo di essere che mostra un modo di essere fanciullesco, curioso, giovane. Morandi mi sembra un ragazzo nel modo di approcciarsi come Fausto Leali, il mio coach.

ADRIANA SOARES PER AOB MAGAZINE











 

 

 

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