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TRIANON VIVIANI, “L’ORO DI NAPOLI” di MANLIO SANTANELLI (da Giuseppe Marotta), regia NELLO MASCIA

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“L’Oro di Napoli” al Trianon Viviani
Manlio Santanelli ha riscritto per il teatro i racconti di Giuseppe Marotta divenuti popolari con il film omonimo di Vittorio De Sica
Il regista Nello Mascia interpreta don Ersilio, il venditore di saggezza dello sberleffo del pernacchio
Da giovedì 27 febbraio-

“L’Oro di Napoli” al Trianon Viviani Manlio Santanelli ha riscritto per il teatro i racconti di Giuseppe Marotta divenuti popolari con il film omonimo di Vittorio De Sica Il regista Nello Mascia interpreta don Ersilio, il venditore di saggezza dello sberleffo del pernacchio Da giovedì 27 febbraio

L’Oro di Napoli arriva in teatro, al Trianon Viviani, da giovedì 27 febbraio. La “prima” alle 21.

La raccolta di racconti di Giuseppe Marotta, divenuta popolare con il film omonimo di Vittorio De Sica del 1954, è ora una commedia con musica in due atti, riscritta per il palcoscenico da Manlio Santanelli con la regia di Nello Mascia. Santanelli ha ripreso liberamente alcune storie del libro di Marotta del 1947, in precedenza pubblicate sul Corriere della Sera, con i continui inserti musicali, suonati e cantati, che fanno dello spettacolo una sorta di musical. «Nel trasferire l’opera di Giuseppe Marotta dalla pagina alla scena mi sono trovato di fronte due problemi – spiega l’autore–: rendere unitaria l’azione, che nel libro è segmentata in più racconti, e a un tempo prendere le dovute distanze dal film che ormai appartiene all’immaginario collettivo», senza «deludere il pubblico che ha il diritto di trovarsi di fronte a quel Marotta che ha conosciuto attraverso il noto film».

Nello Mascia - foto Massimiliano Pappa

«Ne è sortito uno spettacolo corale – prosegue Santanelli – in quanto la contestualità degli episodî vede spesso tutti i protagonisti in scena; e, come del resto accade a Napoli, le vicende individuali vengono vissute dall’intera collettività come proprie: non c’è disavventura personale che non diventi all’istante di tutti». Per il regista Nello Mascia «c’è tanto oro in questo spettacolo: non solo quello dei racconti di Marotta, che descrivono con assoluta precisione l’autentico spirito dei napoletani e il loro legame indissolubile con la loro città, ma anche quello del lavoro di Manlio Santanelli, che ha voluto assecondare l’amore e l’ammirazione sia per l’opera scritta da Giuseppe Marotta, sia per le immagini scolpite nella memoria collettiva di quel film indimenticabile; assicurando pure la sua presenza costante in tutte le prove, montando e smontando il suo adattamento secondo le esigenze che via via si presentavano, con umiltà e infantile passione». Del film lo spettatore troverà quattro dei sei episodî: “Il guappo”, “Pizze a credito”, “I giocatori” e “Il professore”, la storia di don Ersilio Miccio, interpretato dallo stesso regista Nello Mascia, che «vende saggezza» e consiglia lo sberleffo del pernacchio per punire il nobile spocchioso del quartiere. In scena, con Nello Mascia, Rossella Amato (donna Sofia la Pizzaiola), Roberto Azzurro (il Marchese), Cloris Brosca (Concetta e la Marchesa di Mola), Ciro Capano (don Carmine il Guappo) Giancarlo Cosentino (Criscuolo il Vedovo), Rosaria De Cicco (Rosaria), Gianni Ferreri (don Vito il pizzaiolo, marito di donna Sofia), Roberto Mascia (Postino e secondo Signore), Massimo Masiello (Cameriere, Marchesino, Cantante e Capo dei fujenti), Giovanni Mauriello (don Saverio il Pazzariello), Matteo Mauriello (Prete, Cliente agitato e primo Signore), il musicista Ciccio Merolla, che ha anche curato la colonna sonora dello spettacolo, e Rosario Minervini (Cafiero). Con Merolla eseguono le musiche dello spettacolo Mariano Bellopede e Davide Afzal.

nota dell’autore Manlio Santanelli Nel trasferire l’opera di Giuseppe Marotta dalla pagina alla scena mi sono trovato di fronte due problemi: rendere unitaria l’azione, che nel libro è segmentata in più racconti, e a un tempo prendere le dovute distanze dal film che ormai appartiene all’immaginario collettivo. Da questo secondo problema ne è scaturito un “sottoproblema”: fare in modo che questa distanza non fosse tale, da deludere il pubblico, che nell’assistere all’Oro di Napoli in qualche misura ha il diritto di trovarsi di fronte a quel Marotta che ha conosciuto attraverso il noto film. Ne è sortito uno spettacolo corale in quanto la contestualità degli episodî vede spesso tutti i protagonisti in scena; e, come del resto accade a Napoli, le vicende individuali vengono vissute dall’intera collettività come proprie: non c’è disavventura personale che non diventi all’istante di tutti. Ma l’Oro di Napoli non è soltanto questa condivisione di eventi, è anche e soprattutto la forza di sopportare le tante vicissitudini, che sono una costante della vita di chi è nato all’ombra del Vesuvio, e che può venire definita con una sola parola: pazienza. A titolo di assicurazione contro la noia (la peste bubbonica del teatro), va detto, poi, che lo spettacolo procede attraverso situazioni grottesche, in grado di alternare momenti drammatici a momenti dedicati a strappare la risata.Il naturalismo in agguato nei ritratti forniti dall’autore del libro viene esorcizzato da una recitazione esasperata, sopra le righe, a volte persino spasmodica. Va aggiunto, infine, che i continui inserti musicali, suonati e cantati, fanno dello spettacolo una sorta di musical che contribuisce non poco a sedurre lo spettatore. Manlio Santanelli

nota del regista Nello Mascia C’è tanto oro in questo spettacolo. I racconti di Marotta. Che descrivono con assoluta precisione l’autentico spirito dei napoletani. Il loro legame indissolubile con la loro città. Tanto da rendere motivato il luogo comune secondo cui Napoli non ci sarebbe se non ci fossero i napoletani. Napoli e i napoletani. La sua miseria e il suo splendore. L’illusione di poter diventare artefici del proprio destino. Quel desiderio di potersi rialzare dopo ogni caduta. Quella pazienza infinita che consente di sopportare tutto e di ricominciare tutto da capo. C’è tanto oro in questo spettacolo. Manlio Santanelli. La sua presenza costante in tutte le prove. A montare e smontare il suo adattamento secondo le esigenze che via via si presentavano. Con umiltà e infantile passione. Quale compagnia, quale opulento teatro Stabile in Italia può permettersi l’oro di avere l’autore presente alle prove? Noi quest’oro l’abbiamo avuto. Santanelli. Che ha voluto assecondare l’amore e l’ammirazione sia per l’opera scritta da Giuseppe Marotta, sia per le immagini di quel film indimenticabile, con quelle sequenze che restano scolpite nella memoria collettiva. Santanelli autore, quell’amore lo ha assorbito e poi lo ha trasformato secondo il suo umore, la sua ironia, la sua poesia, la sua personale follia. Il risultato è un pugno di coriandoli multicolori e scintillanti gettati in aria. Coriandoli che, sospesi, si diradano. E poi, una volta in aria, ognuno di essi compie la propria autonoma evoluzione. A seconda del vento che prende. O a seconda della consistenza che ha. Suggestioni eterne e attuali che si sovrappongono. E che volano in aria a chi ha voglia di coglierne i significati. Le statue di palazzo Reale spazzate via da un netturbino in poncho e copricapo uruguagio. Gli Attori-Re scacciati via dal teatro da una realtà contemporanea sempre più ostile. Personaggi che si raccontano. Evocando qua e là una emblematica partita a scopa. L’interminabile partita che Napoli è costretta a giocare per l’eternità. Nello Mascia

La produzione è di Nonsoloeventi – teatro Palapartenope con Attori indipendenti. I costumi di Annalisa Ciaramella. Nicola Miletti è l’aiuto regia. L’Oro di Napoli sarà replicato tutti i giorni, da giovedì 27 febbraio a domenica 1° marzo. Le rappresentazioni sono tutte alle 21, tranne quelle domenicali, programmate alle 18. Lo spettacolo è il decimo del cartellone predisposto dal direttore artistico uscente Nino D’Angelo. Chiuderà la stagione un’edizione particolare del fortunato spettacolo musicale “Carosone, l’Americano di Napoli”, in occasione del centenario della nascita del grande cantante, compositore e pianista partenopeo: scritto da Federico Vacalebre, biografo del musicista, vede protagonista in scena Andrea Sannino, affiancato da Giovanni Imparato e Claudia Letizia, con gli arrangiamenti di Lorenzo Hengeller e la regia di Nello Mascia. Il botteghino del teatro è aperto tutti i giorni: dal lunedì al sabato dalle 10 alle 13:30 e dalle 16 alle 19; la domenica e i giorni festivi dalle 10 alle 13:30. Informazioni: telefono 081 2258285, sito web all’indirizzo wwww.teatrotrianon.org.

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