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Momento straordinario di preghiera voluto da Papa Francesco in questo tempo di Pandemia. di Vittorio Quaranta  (DonVi) 

 Momento straordinario di preghiera in tempo di pandemia, 27 marzo 2020  di Vittorio Quaranta (DonVi)

Un cielo cupo ed una piazza deserta sono il contesto nel quale si svolge il momento straordinario di preghiera voluto da papa Francesco in questo tempo di Pandemia. La massima autorità della Chiesa Cattolica, il Pontefice chiamato a condurre a Dio le istanze del mondo, sale il sagrato con passo claudicante ma deciso. Esprime nella sua persona questo tempo che stiamo vivendo faticoso e nello stesso tempo carico di attese e speranza.

Un cielo cupo ed una piazza deserta sono il contesto nel quale si svolge il momento straordinario di preghiera voluto da papa Francesco in questo tempo di Pandemia.

La massima autorità della Chiesa Cattolica, il Pontefice chiamato a condurre a Dio le istanze del mondo, sale il sagrato con passo claudicante ma deciso. Esprime nella sua persona questo tempo che stiamo vivendo faticoso e nello stesso tempo carico di attese e speranza. L'umanità, nel pensiero donato dal Papa come risposta al Vangelo della tempesta sedata, si è resa conto di trovarsi sulla stessa barca, "tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda.

Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme".Sotto lo sguardo di Maria, venerata con il titolo di "Salute dell'umanità", ognuno di noi ha fatto esperienza di come questa tempesta ha smascherato "la nostra vulnerabilità e lasciato scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità". Abbiamo dovuto riconoscere come abbiamo "lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità".

La tempesta pandemica ha scoperto tutti i nostri propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.Di fronte al Crocifisso venerato ordinariamente a S. Marcello e portato in piazza S. Pietro il Vicario di Cristo ci ha invitato a "Abbracciare la sua croce" che significa "trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare.

Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, e di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire.

Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza."Il momento di preghiera è terminato con l'Adorazione Eucaristica e la Benedizione Urbi et Orbi, accompagnata dal suono delle campane e delle sirene, questa volta non annunciatrici di devastazione e morte ma portatrici di quella benedizione di Dio che dal colonnato abbraccia Roma e il mondo.

Una benedizione che scende, come un abbraccio consolante, capace di donare salute ai corpi e conforto ai cuori e di far sperimentare ad ogni uomo la certezza che non dobbiamo avere paura perché il Signore ha cura di noi.

di Vittorio Quaranta (DonVi)

 

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