Marcondiro, “Ometto” e la robot-etica musicale
Marco Marchese Borrelli, Produttore Artistico/Musicista e Media Artist, Vice Presidente della Dante Alighieri Society di Toronto, in arte è Marcondiro. Un’artista complesso e, per certi versi, divisivo per le sue sperimentazioni. In merito a l’intelligenza artificiale, argomento di cui si discute ovunque dal bar ai social, Marcondiro sorprende e provoca, presentandoci un progetto, un’operazione culturale, che ci fa ragionare da un altro punto di vista. Ometto, l’ultimo singolo è scritto e interpretato da lui per la band ROBOTCOMBO composta da Primitive Robot e volutamente pubblicato il Giorno dedicato ai Diritti Umani.
Marcondiro, “Ometto” e la robot-etica musicale
Il 27 gennaio sei stato uno dei relatori ad un importante Convegno presso la Camera dei Deputati dal titolo “Il superamento della passività nella relazione con la tecnologia”. Ci vuoi riassumere il tuo intervento?
Robot -Etica è la parola chiave su cui ho focalizzato il mio intervento. Dal mio punto di vista la robotica non può non essere correlata all’Etica. Non esiste che nelle maggiori aziende che si occupano di questo settore, non ci sia una relazione con l’umano e con il bene ultimo dell’utilizzatore, ovvero l’uomo. L’intelligenza artificiale è un’artista bambino che deve essere educato dall’uomo. Il progetto Primitive Robot è nato proprio dalla Roboetica, una E che non è solo una congiunzione, ma che è lì, proprio per introdurre un concetto fondamentale. La faccia del Robot Primitivo è rassicurante e non ha niente a che vedere con l’idea del Robot, freddo tipo terminator che spesso ci hanno raccontato.

Come nasce e dove ha origine questa tua ricerca?
Ha origine nel 2017, in quell’anno ho capito attraverso ciò che accadeva, che le cose stavano cambiando. Una su tutte, le ricerche sulla RobotEtica che mi hanno portato a Miami dove si svolge WeRobot, con protagonista l’etica nel mondo della tecnologia e della robotica. Robot ed Etica sembrano essere agli antipodi, ma non lo sono affatto. Ho sentito la necessità di raccontare qualcosa, una storia che non parli soltanto del mondo distopico a cui ci hanno abituato i grandi film di fantascienza vedi Blade Runner, Terminator eccetera eccetera, come dicevo prima, ma tirar fuori qualcosa che possa essere rappresentativo di un nuovo meccanismo, un nuovo punto di vista. Per questo, mi sono cimentato nel cercare di dare un volto a questo concetto di poetica. Il volto l’ho trovato dopo aver visto un documentario in tarda notte sui Giganti di Mont’e Prama (antiche sculture della Civiltà Nuragica n.d.r.) e l’ho chiamato Isaac ovviamente in onore ad Asimov (uno dei padri del fantascientifico), lui è il Primitive Robot; un volto perfetto che rappresenta sia gli aspetti ancestrali dell’essere umano sia probabilmente gli aspetti futuristici.
Ti definisci un “maschio femminista”: qual è il significato intrinseco di Ometto?

Ometto ha come concetto la frase “Chi omette il rispetto sarà sempre un Ometto”, da lì è partito un po’ tutto, ovvero chi omette il rispetto non è nient’altro che un ometto. Questa frase mi ritornava nella testa con la contrapposizione tra ciò che è piccolo, il piccolo uomo e ciò che, invece, bisogna eliminare togliere. Un esercizio importante che mi ha fatto ragionare sui fatti di cronaca nera che sono all’ordine del giorno. Ometto in questo caso, è un piccolo uomo non nel senso di un infante, ma nel senso di un bambino, che è rimasto intrappolato nel corpo di un adulto e quindi non è in grado di comprendere certe dinamiche che dovrebbero essere fondamentali nella vita e, quindi, omette il rispetto.
Il tuo ultimo singolo che anticipa l’album, mette a confronto la versione elettronica suonata dai Robot, con quella acustica che mette al centro dell’attenzione le parole. Una sfida ed una provocazione con cui inviti a riflettere sul ruolo che ha o che potrebbe avere, un robot.
Il Primitive Robot è un difensore dei Diritti Umani questa è una cosa che fa parte del concept di cui parlavo prima della roboetica e quindi l’idea di, mettere insieme un robot in una band con degli esseri umani per il momento è solo concettuale, ma mi auguro che molto presto possa essere una presenza fisica considerati i livelli avanzati a cui la robotica è arrivata; ora ci fanno le pulizie di casa, ma molto presto saranno anche in grado di suonare. Aspetto quel momento per coinvolgerli, dargli la faccia del Primitive Robot e portarmeli dentro la band. I robot che come etimologia, provengono dal termine ceco “robota” quindi servitù, credo che possano diventare non solo servi dell’essere umano, ma anche proprio compagni. Ovviamente questo accade già, non sono certo l’unico a lavorare su questo, ma forse sono il primo a vederne un aspetto artistico e non solo funzionale, un valore aggiunto. Non solo un essere senziente, ma il robot insieme a una band con altri musicisti, in un unico ed integrato gruppo. La versione acustica, invece, mette al centro le parole togliendo gli effetti che l’elettronica produce. Una versione pulita che mette a nudo la narrazione. Ho scelto di produrle entrambe proprio per comprenderne il valore che hanno pur essendo così differenti.
Il video che ne ha accompagnato l’uscita, è cinematografico e “imponente”. Ci racconti la sua genesi?
Sì, allora il video è stato realizzato totalmente con strumenti di intelligenza artificiale. Dopo una sorta di “addestramento” dell’intelligenza artificiale, gli abbiamo dato il testo, per generare uno storyboard. Da lì in poi, è seguito tutto il processo che si fa normalmente con professionisti del settore; questa fase è stata gestita da un piccolo staff e tanti tools che hanno generato tutta una serie di immagini. Un lavoro importante per creare un video cinematografico, con immagini in sequenza come in un film e non sganciate le une dalle altre.

Ometto ha molteplici sfumature, con un video cinematografico ma anche un’importante collaborazione con un’artista di Casablanca Hind Chawat, artista visiva e regista marocchina. Ce ne parli?
Sì, con Hind ci siamo conosciuti l’anno scorso a ottobre quando lei ha organizzato per il Consolato Italiano la conferenza stampa che ci ha portati a fare un concerto che ha avuto un grande successo e che è stato seguito anche dalla televisione. Ho notato la sua forte capacità comunicativa in un suo cortometraggio, sintetico e d’impatto, in cui un influencer marocchina allegra e sorridente, alla fine dello spot, appare davanti allo specchio dove si strucca, rivelando i segni della violenza subita. Ho pensato immediatamente alla possibilità di fare qualcosa insieme con Ometto che è una canzone, dal punto di vista ritmico, allegra mentre il testo, è feroce. Il video di Hind, regala molti spunti e secondo me costringe a riflettere, offrendoci due piani quasi opposti, ma complanari che creano una sinestesia secondo me interessantissima.
