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Montedoro, il film che racconta il senso di una comunità tra antichi ricordi e vecchie storie.

 

 

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Montedoro, il film che racconta il senso di una comunità tra antichi ricordi e vecchie storie.

Viaggio nel tempo e nella memoria del Sud dimenticato, con la storia vera di Pia Marie Mann, l’opera prima di Antonello Faretta e la magia del paese abbandonato di Craco.

Pia Marie Mann è la protagonista della storia, vissuta in America scopre di essere stata adottata e che le proprie origini sono italiane, in uno sperduto paesino del Sud: Montedoro.

Una storia intensa e commovente, che sa di emigrazione, ma anche di ritorno e abbandono alle proprie radici, e che attraverso l’artificio cinematografico della fantasia diventa gioco della memoria grazie al quale rivivono suggestioni mai sopite, esaltando una comunità apparentemente fragile eppure granitica nel ricordo e nella condivisione delle emozioni.

Il cast del film comprende Pia Marie Mann, Joe Capalbo, Caterina Pontrandolfo, Luciana Paolicelli, Domenico Brancale, Anna Di Dio, Mario Duca, Aurelio Donato Giordano, Joan Maxim e gli abitanti di Craco, poco più di 700 anime in provincia di Matera.

Intraprende un viaggio in cerca di risposte, per poi scoprire che Montedoro non è che un paese fantasma, abbandonato dopo una frana molti anni prima.

La ricerca continuerà tra i ruderi e le suggestive immagini di questo luogo magico, tra antichi ricordi e vecchie storie.

Non è un film per tutti, sa di non esserlo e non ne sente l’esigenza. Il soggetto, prende vita da una storia vera, che può essere sentita vicina da molti: è la storia di una ricerca, disperata e silenziosa, di una figlia nei confronti della madre.

Montedoro ci ricorda che il cinema italiano è fatto anche di ricerca, di ostinazione e di rigore, di rughe e di crepe, di terra e sangue, spazio e silenzio, canti millenari e voci antiche.”

Un viaggio dentro un’età e un tempo spezzati, che non torneranno più, costellato di digressioni e smarrimenti, nel nostalgico tentativo di una ricerca del tempo perduto appartenente a ciascuno di noi. Abbiamo tutti lasciato per strada qualcosa per essere ciò che siamo. Abbiamo tutti subito una trasformazione.»

Antonello Faretta, cineasta e videoartista con un’importante esperienza alle spalle, ha dato prova, qui, di un grande talento registico, dimostrando di saper gestire alla perfezione lo spazio e dando alla narrazione il giusto ritmo per comunicare allo spettatore quella lentezza, quel senso di calma e, allo stesso tempo, di inquietudine dato da un luogo che ha visto il susseguirsi di tante generazioni, ma del quale, ormai, è rimasto solo lo scheletro. Particolarmente notevoli sono, a tal proposito, le inquadrature che ci mostrano il bellissimo paesaggio lucano, oltre al paese di Craco, dove la storia è ambientata. Immagini poetiche e contemplative che hanno in sé un che di mistico, che da un lato affascina, mentre dall’altro fa quasi paura.

Film assolutamente particolare, consigliato solo per chi possiede la giusta volontà di affrontare un qualcosa di diverso e consapevole di questa dimensione astratta della pellicola.

https://www.youtube.com/watch?v=Sg4Iv_YkjFk

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