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Comitato della Croce di Cavarzere “Premio internazionale della Bontà 2020” allo chef Filippo Cogliandro

“Anche una sola goccia di bontà rende più buono il mondo”
Madre Teresa di Calcutta

Il “Premio internazionale della Bontà”, tramite il quale il Comitato della Croce di Cavarzere assegna un riconoscimento a chi si è reso disponibile ad aiutare il prossimo, è nato come mezzo di promozione dei piccoli eroismi della vita di tutti i giorni, diventando, grazie anche alla preziosa collaborazione delle Forze dell’ordine e di organizzazioni regionali, uno strumento per rendere note vicende di una quotidianità molto difficile e impegnativa.

Il “Premio internazionale della Bontà”, tramite il quale il Comitato della Croce di Cavarzere assegna un riconoscimento a chi si è reso disponibile ad aiutare il prossimo, è nato come mezzo di promozione dei piccoli eroismi della vita di tutti i giorni, diventando, grazie anche alla preziosa collaborazione delle Forze dell’ordine e di organizzazioni regionali, uno strumento per rendere note vicende di una quotidianità molto difficile e impegnativa.

chef Filippo Cogliandro Foto Franco Raineri

Il Comitato della Croce di Cavarzere, da oltre vent’anni opera nell’ambito del volontariato diretto dal suo Presidente Fiorenzo Tommasi, ha come scopo principale quello di offrire in modo disinteressato solidarietà a chi soffre e di prodigarsi nella diffusione della cultura della legalità, soprattutto verso i giovani.

La manifestazione di consegna dei premi, “Premio Bontà – La Giornata del Cuore”, si è tenuta a Chiusi della Verna (Ar) sabato 8 agosto, seguita dalla Santa Messa il 9 agosto alla presenza del Cardinale Angelo Comastri ed è stata dedicata a tutti i Magistrati, appartenenti alle Forze di Polizia in attività di servizio e a tutte le vittime della criminalità e del terrorismo, che hanno perso la vita per adempiere al loro dovere e affermare i valori universali della Legalità e Giustizia.

in cucina

La Commissione del “Premio Internazionale della Bontà 2020” ha deliberato di assegnarlo, tra gli altri, allo chef Filippo Cogliandro, di Reggio Calabria, che unisce la passione per la cucina con i valori di solidarietà e accoglienza, tanto da accogliere nella sua famiglia due ragazzi vittime della crudele realtà degli sbarchi.

Le motivazione del Premio per Filippo Cogliandro (Reggio Calabria) È un piccolo gigante dal cuore d’oro, che unisce la passione per la cucina con i valori di solidarietà, accoglienza e altruismo. È un uomo coraggioso – che ha denunciato chi gli chiedeva il pizzo – e messaggero di quei valori cristiani che lo hanno portato ad accogliere nella sua famiglia due ragazzi vittime della crudele realtà che si cela dietro ogni sbarco. Pervaso da una coscienza solidale, continua la sua opera superando la cultura dello scarto e con gioia ogni mese accoglie nel suo ristorante stellato persone bisognose, donando non solo il suo gratuito operato ma testimoniando i veri valori civili e cristiani. Filippo è un vulcano di idee e continua a progettare e organizzare eventi nei quali mette al centro chi è meno fortunato per tutelarlo, aiutarlo e confortarlo. Come afferma il Presidente del Comitato della Croce Fiorenzo Tommasi: “Ogni risultato ottenuto è il frutto di numerose sinergie tra esseri umani i quali desiderano semplicemente ed umilmente adoperarsi per il prossimo, contribuendo ad elevare i concetti di "altruismo", "pace" e "giustizia". Valori indispensabili, che hanno permesso al Comitato della Croce di raggiungere spesso insperati traguardi. In questo anno così doloroso e difficile è emblematico riconoscere che i premiati sono persone caratterizzate da un percorso di vita fortemente segnato da fede cristiana e grande amore per il prossimo, dalla condivisione nel valore della solidarietà e dall’esperienza nel sociale.

Filippo Cogliandro e L'Annunciazione di Andrea della Robbia

Il Premio è stato ritirato da Filippo Cogliandro che ha ringraziato, commosso, e ha rilasciato una breve ma emblematica intervista: La bontà? È un dono prezioso, sia per chi lo riceve ma importantissimo per chi lo mette in atto, la bontà dell’accoglienza...ho dato tanto ma forse ho ricevuto anche di più, gli ho insegnato e li ho formati, ho tirato fuori da due creature disgraziate il talento sopito che era in loro, oggi sono diventati cuochi italiani a tutti gli effetti e questo è stato un dono, una goccia in mare.....ho provato e ci sono riuscito. Dedico questo prestigioso e importante “dono” alla mia Calabria, ogni cosa che faccio è un pretesto per parlare, raccontare, esortare a considerare che la nostra Regione non è solo bella, magnifica, ma è fatta di giovani, di gente per bene, gente che lavora e vuole crescere per rimanere, non andare via. Noi giovani siamo dentro questa cultura, non siamo ospiti, ma facciamo parte dell’insieme di una Calabria che è la perfetta espressione degli appassionati, degli addetti ai lavori, degli amanti veri dell’enogastronomia di grande qualità. La nostra Regione ha una forte identità territoriale, magari aspra, ma proprio per questo è ancora più affascinante, è una terra originale, che offre un’identità vera, e l’identità, oggi, è l’unica cosa che conta nella riscoperta di prodotti come la nduja, il bergamotto di Reggio Calabria, la patata bellina dell’Aspromonte, l’olio ottobratico, prodotti storici, regionali ma diventati “moderni”, i più contemporanei e “di moda” del momento.

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