L’attore è doppiatore Marco Vivio è ritornato alla conduzione con la seconda edizione de L’atlante che non c’è, programma di approfondimento in onda, ogni lunedì sera, su Rai5 in cui racconta gli autori e i luoghi in cui sono ambientate le loro opere: da Pier Paolo Pasolini, che l’ha sempre affascinato e per cui è stato fatto un lavoro di ricerca certosina per raccontare aneddoti inediti al pubblico, a Giorgio Scerbanenco, passando per Joyce, Saba, Svevo e Grazia Deledda con la sua splendida Sardegna. Un viaggio che spera prosegua con la terza edizione

Ci sarebbero ancora tanti posti da raccontare come Bologna, la Puglia, la Calabria, la Sicilia. Mi piace molto essere alla guida de L’atlante che non c’è. Lo scorso anno, quando ho accettato di condurre il programma, mi sono tuffato in un mondo nuovo, ossia quello della conduzione. Ho sentito che potevo fidarmi del progetto, che ritenevo valido e stimolante”.

Vivio, che presto tornerà sul set con dei progetti di cui non ha ancora voluto fare menzione, ha cominciato a recitare fin da bambino, ma nonostante questo ha potuto coltivare gli hobby di qualsiasi suo coetaneo, grazie ai genitori che gli sono sempre stati vicino.

Ho iniziato a recitare quando ero molto giovane; sono cresciuto tra un set e l’altro. Tuttavia, i miei genitori mi hanno sempre fatto comprendere che dovevo svolgere anche le attività di qualsiasi altro mio coetaneo. Ho così portato avanti i miei hobby, mettendo sempre la scuola al primo posto”.

Voce italiana di Tobey Maguire e di tanti altri volti del cinema internazionale, Vivio si sente a suo agio in entrambe le professioni, anche se nell’ultimo periodo ha speso la maggior parte delle sue energie nel doppiaggio.

Ho cominciato a fare il doppiatore, da bambino, quasi per caso. Tutto è iniziato quando dovevo doppiare un film in cui avevo recitato. Il direttore si accorse subito che anche in quell’ambito lì ero abbastanza portato”.

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