Intervista a Katia Ferrante: La sfida delle relazioni contemporanee
Katia Ferrante, psicologa iscritta alla Sezione A dell’Ordine degli Psicologi della Liguria (n. 3876), ha accettato di parlare con noi delle sfide che le relazioni contemporanee affrontano nell’era digitale. La dottoressa Ferrante si occupa di difficoltà relazionali, problematiche di coppia e nuove dipendenze, e il suo approccio valorizza il colloquio clinico e la consapevolezza delle risorse.

Quando l’amore passa dallo schermo: la sfida delle relazioni contemporanee –La dipendenza affettiva digitale: un fenomeno in crescita

V: Dottoressa Ferrante, grazie per aver accettato di parlare con noi oggi. Vorrei iniziare chiedendole di spiegare il concetto di dipendenza affettiva digitale. Come si manifesta e quali sono i sintomi?
Al giorno d’oggi, spesso indipendentemente dalla nostra età, viviamo relazioni che non finiscono quando ci salutiamo, perché spesso continuano dentro lo schermo. Una notifica, un “online”, una doppia spunta possono diventare segnali a cui attribuiamo un peso enorme. Da una mancata risposta nasce un litigio, da un audio lungo alcuni minuti può generarsi uno stato d’ansia o di attesa. Da psicologa, osservo quanto facilmente la connessione continua possa trasformarsi in bisogno di rassicurazione.
V: Questo è un fenomeno molto interessante. Come pensa che la tecnologia abbia contribuito a questo tipo di dipendenza?
K: La tecnologia ha reso più facile la comunicazione e l’interazione con gli altri, ma ha anche creato una sorta di illusione di intimità. Le persone possono sentirsi più connesse con gli altri attraverso i social media e le app di messaggistica, ma in realtà possono essere più isolate e sole che mai. La tecnologia può anche creare una sorta di distanza emotiva, che può rendere più difficile la costruzione di relazioni profonde e significative.

Parlo di dipendenza affettiva digitale quando il contatto con l’altro diventa una fonte primaria di sicurezza e autostima: controllare se ha visualizzato, aspettare una risposta, monitorare la sua presenza online può alimentare ansia. Il problema non è la tecnologia in sé, che rappresenta uno strumento nelle nostre mani, ma il significato che finiamo per affidarle: se una risposta determina il nostro umore o il nostro senso di valore, qualcosa merita di essere ascoltato.
Anche il modo in cui ci lasciamo sta cambiando. Ghosting, orbiting e breadcrumbing, termini inglesi di uso comune nei giovani e giovanissimi, descrivono modalità diverse di interrompere o mantenere un contatto senza una comunicazione chiara. La scomparsa improvvisa, in particolare, può lasciare chi la subisce senza una spiegazione e senza quella “chiusura” che permette di dare un senso alla fine. Restano domande, senso di colpa, disorientamento. Un modus operandi molto diverso da quello che si sperimenta quando la relazione stessa è principalmente di persona.
La verità, però, è la seguente: le nostre relazioni non sono più semplicemente virtuali o reali: sono ibride.
V: Lei parla di relazioni ibride, ovvero quelle che si svolgono sia nel mondo fisico che in quello digitale. Come possiamo navigare in questo nuovo tipo di relazione?
K: Le relazioni ibride sono la norma oggi. Ci incontriamo fisicamente, ma continuiamo a vivere il rapporto attraverso messaggi, storie, profili. Il problema è che possiamo idealizzare l’altra persona attraverso la sua narrazione digitale, che spesso è artificiosa e selettiva. Dobbiamo essere consapevoli di questo e cercare di separare il virtuale dal reale. La chiave è trovare un equilibrio tra la vita online e la vita offline. Ci incontriamo fisicamente, ma continuiamo a vivere il rapporto attraverso messaggi, storie, profili. E qui può entrare in gioco l’idealizzazione. Nella fase iniziale conosciamo spesso una versione selezionata dell’altro, costruita anche attraverso immagini e racconti social. Rischiamo così di innamorarci non soltanto di una persona, ma della narrazione digitale che ne abbiamo costruito, la quale molto spesso è artificiosa e a tutti gli effetti finalizzata a pubblicizzare “il meglio di”… di noi stessi.
A questo si aggiunge la sovrastimolazione: siamo esposti continuamente a messaggi, persone e informazioni.
V: Come possiamo gestire la sovrastimolazione e trovare un equilibrio tra la vita online e la vita offline?
K: Dobbiamo essere consapevoli dei nostri limiti e delle nostre esigenze. Dobbiamo imparare a dire no alle cose che non sono essenziali, e a priorizzare le relazioni e le attività che sono veramente importanti per noi. La tecnologia può essere uno strumento utile, ma dobbiamo usarla in modo consapevole e non permetterle di controllare le nostre vite. La velocità dei flussi richiede attenzione costante e può portarci a una sorta di saturazione emotiva. Quando tutto è immediato, diventa più difficile fermarsi, ascoltare ciò che proviamo e approfondire un legame.
E arriviamo alla paura dell’impegno nell’era delle scelte infinite.
V:Un altro tema che lei affronta è la paura dell’impegno nell’era delle scelte infinite. Come possiamo superare questa paura e costruire relazioni significative?
K: La paura dell’impegno è legata alla possibilità di avere sempre nuove opzioni davanti a noi. Tuttavia, la capacità di costruire una relazione richiede tempo, presenza, vulnerabilità e la possibilità di attraversare le difficoltà senza fuggire. Dobbiamo imparare a rallentare e a valorizzare le relazioni che abbiamo.
La sovrastimolazione può anche giocare un ruolo importante in questo senso, poiché può rendere difficile concentrarsi su una sola persona o relazione.
V: Qual è la sfida principale delle relazioni contemporanee, secondo lei? Come possiamo imparare a rallentare e a essere presenti?
K: Dobbiamo essere consapevoli dei nostri pensieri e delle nostre emozioni. Dobbiamo imparare a riconoscere quando siamo ansiosi o stressati, e a prendere misure per calmare la nostra mente e il nostro corpo.
Se percepiamo di avere sempre nuove possibilità davanti a noi, scegliere una persona può sembrare una rinuncia a tutte le altre. La possibilità di cambiare continuamente non coincide però con la capacità di costruire una relazione. L’intimità richiede tempo, presenza, vulnerabilità e anche la possibilità di attraversare le difficoltà senza fuggire alla prima occasione.
Forse la sfida delle relazioni contemporanee è proprio questa: imparare a rallentare. Recuperare il valore di una conversazione senza notifiche, di un silenzio non interpretato come rifiuto, di una presenza che non abbia bisogno di essere continuamente verificata. La tecnologia può avvicinarci, ma l’intimità nasce ancora dalla capacità di esserci.
V: Dottoressa Ferrante, grazie per aver condiviso con noi la sua esperienza e la sua visione sulle relazioni contemporanee. Speriamo che il suo lavoro possa aiutare le persone a costruire relazioni più significative e sane.
Siamo lieti di annunciare l’avvio della nuova rubrica “Psicologia e Benessere” su AOB Magazine, realizzata in collaborazione con la Dott.ssa Katia Ferrante.
La rubrica offrirà approfondimenti, analisi e contenuti dedicati alle dinamiche relazionali, al benessere emotivo e ai fenomeni psicologici contemporanei.
K: Grazie a voi per avermi dato la possibilità di parlare di questi temi importanti. Spero che il mio lavoro possa essere di aiuto alle persone che cercano di navigare le sfide delle relazioni contemporanee.

Biografia
Katia Ferrante è psicologa iscritta alla Sezione A dell’Ordine degli Psicologi della Liguria (n. 3876). Laureata in Psicologia clinico-dinamica, ha conseguito un Master in Neuropsicologia Clinica dell’Adulto e della Riabilitazione. Si occupa di difficoltà relazionali, problematiche di coppia e nuove dipendenze. Nel suo approccio valorizza il colloquio clinico e la consapevolezza delle risorse.
Vincenzo Cirillo