VesteMMundi arriva a Londra: quando un abito diventa cinema, memoria e ricerca
PARIVARA – The Last Families il docufilm di VesteMMundi è stato selezionato alla 13ª edizione del London Fashion Film Festival e nominato nella categoria Best Fashion Documentary.


Dopo il riconoscimento come “Best Cinematography of a Documentary” ottenuto nel 2026 al New York City Independent Film Festival, Roberto Joe Scappaticcio, fondatore, fashion artist e filmmaker friulano, continua il viaggio di VesteMMundi tra cinema, moda, artigianato, identità e territori, perché un abito può raccontare una storia, può custodire la memoria di una comunità, attraversare un confine, cambiare corpo e continuare il proprio viaggio.

Il film è stato realizzato tra Ladakh, Kashmir, Rajasthan e Varanasi.
Ma per VesteMMundi il festival non rappresenta soltanto una nuova tappa del percorso cinematografico di Parivara. È soprattutto un’occasione per raccontare il progetto più ampio di cui il film è parte.
VesteMMundi nasce, infatti, come una ricerca che unisce cinema documentario, abiti, tessitura, artigianato e installazione artistica, con l’idea di utilizzare il vestito come un corpo narrante e un archivio vivente.
Al centro del progetto c’è la staffetta degli abiti: un capo realizzato in un territorio viaggia verso quello successivo, viene incontrato, indossato e reinterpretato da persone e comunità differenti, diventando un ponte tra luoghi, culture e memorie. Dopo l’Himalaya, la Colombia e il percorso che ha portato fino all’Iraq, la prossima tappa della staffetta è attualmente in fase di organizzazione in Nigeria.
Ogni esperienza vissuta lontano dall’Europa diventa infatti per VesteMMundi una sorta di esame di coscienza: dopo aver incontrato comunità, artigiani, famiglie e persone che continuano a produrre, utilizzare e tramandare i propri abiti e i propri saperi, la domanda torna inevitabilmente verso di noi. Dove siamo arrivati come società occidentale ed europea? E che cosa è rimasto, nel nostro sistema, del rapporto tra ambiente, materia, lavoro artigianale, tempo e ciò che indossiamo?
È in questa riflessione che il progetto prova a superare la semplice documentazione.
Perché VesteMMundi non vuole soltanto raccontare un mondo che sta cambiando, ma interrogarsi sul sistema che abbiamo costruito intorno all’abito: sul modo in cui lo produciamo, lo acquistiamo, lo utilizziamo e lo abbandoniamo, e sulla perdita di valore che questo processo può generare nella materia, nel lavoro e nella relazione con chi quell’abito lo ha realizzato.
Da qui nasce anche la ricerca verso una filiera corta reale, tangibile e verificabile: mettere in relazione materie naturali, piccoli produttori, artigiani, tessitori e competenze locali, ricostruendo un rapporto diretto tra territorio, materia, lavoro e persona.
Canapa, lino, lana e altre fibre naturali non vengono quindi considerate soltanto come materiali “sostenibili”, ma come parte di una filiera che deve poter essere conosciuta: sapere da dove nasce una materia, chi la lavora, chi la trasforma e chi realizza l’abito.
Non una filiera raccontata sulla confezione, ma una filiera che possa essere percorsa, conosciuta e documentata.
È un processo lento, perché necessariamente lento deve essere tutto ciò che vuole restituire valore al lavoro, alla materia e alle persone.
E proprio in questa direzione si trova una delle frasi che meglio sintetizza la ricerca di VesteMMundi: “Un abito per una vita, non una vita di abiti”.
La visione di VesteMMundi è quindi quella di costruire nel tempo una collana internazionale di documentari, accompagnata da abiti, fotografie e installazioni artistiche. Ogni film racconta un territorio e le persone che lo abitano, ma allo stesso tempo contribuisce a costruire il capitolo successivo.
Il nuovo film, già girato in Iraq, nasce dall’incontro con comunità di persone costrette alla fuga dalla guerra e dal loro coinvolgimento nella realizzazione degli abiti che entreranno nel documentario. Il lavoro richiederà ancora circa un anno tra ricerca, montaggio e post-produzione, mentre la prossima tappa della staffetta, in Nigeria, è attualmente in fase di organizzazione.

“VesteMMundi non è una collezione di film conclusi, ma un viaggio che continua. Il documentario osserva, l’abito racconta, la filiera mette alla prova le idee e l’installazione restituisce l’esperienza al pubblico. E ogni volta che torniamo a casa, siamo costretti a interrogarci su ciò che siamo diventati”.
La partecipazione al London Fashion Film Festival ha rappresentato anche un importante momento umano e professionale, come ha dichiarato Scappaticcio: “Sono profondamente grato a Beatrice Ryan, President & Director del London Fashion Film Festival, per la gentile ospitalità, l’accoglienza e per aver dato a PARIVARA – The Last Families la possibilità di essere parte di questa edizione. È stata una giornata speciale per il film, ma soprattutto per le persone incontrate, per il confronto con gli altri filmmaker e per l’energia che si respirava durante l’evento. Un ringraziamento particolare deve essere esteso a tutti i partecipanti, agli organizzatori, ai fotografi, ai tecnici e a tutte le maestranze che hanno contribuito a rendere quella giornata un’esperienza così significativa. Porterò con me questa esperienza e sarò felice di tornare a Londra quando il nuovo film sarà pronto. Perché il viaggio continua”.

Un ringraziamento che Scappaticcio desidera estendere a tutti i partecipanti, agli organizzatori, ai fotografi, ai tecnici e a tutte le maestranze che hanno contribuito a rendere quella giornata un’esperienza così significativa.